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Nasce con questo libretto la nuova collana dedicata alla poesia per le edizioni LYRIKS. Un omaggio a Lorenzo Calogero e alla sua musicalissima opera in occasione dei centodieci anni dalla nascita.
La silloge, in 110 copie numerate, si apre con sette poesie che scandiscono l’evoluzione dell’originale sistema poetico calogeriano, dai componimenti giovanili fino alla piena maturità. Le prime sei poesie sono eponime, mentre la settima e ultima opera è rappresentata dalla suggestiva lirica XXVII, contenuta nei Quaderni di Villa Nuccia. Il titolo di quest’ultima lo dà l’editore Roberto Lerici dopo la morte del Poeta.
Si aggiungono il poemetto giovanile Viaggi sotterranei, tratto da Parole del tempo del 1932-35 e la poesia CCXCIX, trascritta dalla nipote del Poeta, Lucia Calogero, dal gruppo dei quaderni inediti del 1957. Conclude la raccolta l’estratto dalla lettera in forma di saggio inviata a Vittorio Sereni il 25 ottobre 1960, qui riportata in un passo intitolato «Città fantastica» dove il Poeta teorizza la sua visione anticipata 25 anni prima in Viaggi sotterranei. Sono dieci preziosi frammenti, essenza distillata dello straordinario corpus poetico calogeriano.
Questa breve antologia accoglie altri contributi realizzati per l’occasione: l’opera Musica di stelle per Lorenzo Calogero del pittore Cesare Berlingeri; Perché un primo incontro con il verso di Calogero può essere incantevole del poeta e traduttore John Taylor ed Estasi e rapimenti loquaci dell’attore Roberto Herlitzka.
La raccolta contiene i testi utilizzati per l’adattamento drammaturgico dell’opera videoteatrale Città fantastica, il lungo canto di Lorenzo Calogero interpretata da Roberto Herlitzka, con la partecipazione di Lydia Mancinelli, allestimento, video e regia di Nino Cannatà, andata in scena al Teatro Belli di Roma in prima assoluta il 16 novembre 2011. Si concludeva così il “Progetto Calogero”* promosso dall’Associazione culturale Villanuccia per le celebrazioni dell’anno calogeriano 2010/2011 (100 anni dalla nascita e 50 anni dalla morte).
Oggi quell’eredità viene raccolta da LYRIKS: nascono questo originale libretto e il nuovo sito web www.lorenzocalogero.it.
* Il Progetto Calogero ha ricevuto l’adesione e una medaglia di riconoscimento dal Presidente della Repubblica Italiana, il patrocinio di Roma Capitale e dell’Università L.U.M.S.A. di Roma, il sostegno della Regione Calabria assessorato alla Cultura e del Comune di Melicuccà.
]]>La poesia è sempre viva, nasce dal pensiero, si manifesta con la voce, ha bisogno di farsi ascoltare. La poesia è teatro dell’immaginazione, si muove nel labirinto della fantasia, attraversa il fitto bosco dei versi, alla ricerca della “Città fantastica”, che trova forse nella radura; varca le sue mura, entra finalmente nella metafora mitica del labirinto, luogo misterioso, arcano, dai percorsi molteplici, di fenditure che si affacciano su vedute sorprendenti, di echi. È lo spettacolo dello svelamento, degli innumerevoli orizzonti che la parola poetica cela in sé divenendo il cuore di un “ulteriore processo generativo”, che si sdoppia e prolifera per mostrare le sue originarie dimensioni: il suono e l’immagine. È l’arabesco poetico, musicalissimo, di Lorenzo Calogero.

In seguito alla prima edizione di “Versi Elementari” del poeta Sante Notarnicola per le edizioni LYRIKS, uscita in 100 copie numerate il 15 dicembre 2020 in occasione del suo 82° compleanno, esce il 25 aprile, nella collana POIESIS/Essenza del Poeta, la seconda edizione, dopo la recente scomparsa dell’autore.
La presentazione a Bologna nel corso della manifestazione “Il 25 aprile al Pratello con Sante” a partire dalle ore 15:00 del prossimo 25 aprile 2021 in via del Pratello.
Il pregevole libretto a cura di Nino Cannatà è caratterizzato da un’elegante veste grafica che accoglie le poesie inedite “Il volo di Chiara” e “Natura” (contenute in un quaderno manoscritto degli anni ’80 insieme al titolo “Versi elementari” riportato sul frontespizio), oltre a poesie e frammenti in prosa, dalla sua nutrita produzione, cui si aggiungono una storica lettera di Primo Levi e due contributi speciali, realizzati per l’occasione da Valerio Evangelisti e Ascanio Celestini.
La raccolta accoglie, inoltre, alcune preziose immagini delle opere di Marco Perroni, in arte Rufoism, e una nota biografica aggiornata.
“La libertà, capite?”: molto più di una semplice domanda o di un’esortazione quella che Sante Notarnicola rivolge al lettore nella citazione in esergo (tratta dal titolo dell’edizione bilingue di “Liberty, understand?” tradotta da Jack Hirschman nel 2002 negli USA). La risposta, se così si può dire, la fornisce lo stesso autore e si trova nella raccolta. Qui si snodano i temi principali dei suoi scritti, che prendono le mosse dalla sua esperienza di vita ma sono anche, come scrive Erri De Luca nella prefazione a “L’evasione impossibile” (Odradek, 2005), specchio del tempo e “documento di storia”, in grado di illuminare “dall’interno” gli anni tormentati e difficili che dal secondo dopoguerra, quando è ancora un bambino, portano l’autore ad anticipare il ’68 nel cuore delle lotte operaie fino all’esito tragico della lotta armata e del carcere.
Sante trascorre per oltre un ventennio gran parte della detenzione nelle sezioni di massima sicurezza. Anni durissimi ma fecondi, dedicati allo studio, alla lettura e alla lotta per i diritti dei detenuti. E proprio in carcere matura anche la sua vocazione di poeta e scrittore: “…è da questa esperienza che bisogna partire per capire il senso della sua poesia, una poesia nutrita di storia, di umanità, di sentimenti, più che di parole.” Storia volutamente rimossa e quasi sempre narrata da un unico punto di vista che copre, grosso modo, la seconda metà del 20° secolo. “Un trauma non sufficientemente elaborato nell’inconscio nazionale. – scrive Daniele Orlandi nella prefazione a “L’anima e il muro” – Siamo di fronte a «un rimosso sociale tra i più coriacei della storia recente», un periodo che appare instoricizzabile a causa di emozioni fisse agli anni dello scontro”. Questo “rimosso” è descritto, evocato e narrato sia in forma poetica che in prosa da Notarnicola “con parole che ci servono per davvero. Quelle che andiamo a cercare con urgenza. Non intercambiabili con altre parole”, come sottolinea Ascanio Celestini nel suo contributo. Parole in cui la sofferenza apre squarci poetici di grande lirismo. Valerio Evangelisti ricorda, invece: “Forza, delicatezza, umanità, coerenza personale e politica. Le poesie di Sante Notarnicola sono uniche perché riflettono fedelmente la personalità dell’autore, fatta di sensibilità e coraggio”.
Primo Levi nella sua lettera all’autore contenuta nel libretto scrive: “…le tue poesie (alcune, come sai, le conoscevo già) sono belle, quasi tutte; alcune bellissime, altre strazianti. Mi sembra che, nel loro insieme, costituiscano una specie di teorema, e ne siano anzi la dimostrazione: cioè, che è poeta solo chi ha sofferto o soffre, e che perciò la poesia costa cara. L’altra, quella non sofferta, di cui ho piene le tasche, è gratis.”
Poesia come sostanza di elementi naturali che non si possono scomporre e sono indivisibili, semplici, veri, essenziali. Poesia come necessaria azione di resistenza. Una testimonianza profonda di verità come solo i poeti sanno fare.
Dal 2000 Sante Notarnicola era un uomo libero e continuava a coltivare il suo sogno di poesia occupandosi, sempre con grande impegno, di progetti solidali e culturali rivolti ai più giovani. È scomparso il 22 marzo di quest’anno lasciando un importante esempio di coerenza e umanità.
Questi “Versi elementari” per le edizioni LYRIKS rappresentano l’essenza del poeta e della storia di un uomo che con la sua vita ha incarnato le speranze di giustizia sociale e fraternità che hanno animato e che continueranno ad animare intere generazioni.
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altissimi
guardiamo i gabbiani che volano.

Pandæmonium, cronache poetiche dall’isolamento è una pregiata raccolta con 10 nuove poesie di Daniel Cundari scritte a Barcellona durante il recente isolamento per il lockdown e nate da suggestioni ispirate dalla storia della musica e da una profonda e attuale riflessione, come solo i poeti possono fare.
Libri fuori dal tempo e dallo spazio, in cui suono e immagine si mescolano per ritrovare la propria dimensione originaria. Per questo motivo, lo spirito di Pandæmonium sarà arricchito dalla presenza di un bozzetto originale di Edoardo Tresoldi, lo scultore e scenografo italiano noto in tutto il mondo per le sue installazioni in rete metallica. Bozzetto preparatorio per l’installazione dal titolo “Opera” allestita in forma permanente sul lungomare di Reggio Calabria lo scorso 13 settembre 2020.
La raccolta poetica di Cundari è seguita da un apparato critico con contributi importanti a cura della poetessa cubana Giselle Lucía, del maestro del racconto breve spagnolo Ginés Cutillas e dell’antropologo Mauro Francesco Minervino.
Daniel Cundari poeta e performer plurilingue molto apprezzato all’estero, già Premio Lerici Pea e Genil de Literatura, si è esibito in vari Paesi del mondo, dalla Cina alla Serbia, dal Messico alla Slovacchia, dal Cile a Cuba, dalla Spagna alla Francia.
Il termine inglese PANDÆMONIUM (tutti i demoni) fu creato nel 1600 dal poeta inglese John Milton che, parafrasando il greco Pantheon (tutti gli dèi), lo utilizzò nel primo libro del Paradiso perduto.
Ed è sempre John Milton nella citazione in esergo a ricordarci che:
La Bellezza è la moneta della Natura, non bisogna accumularla ma farla circolare.
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È uscita per le edizioni LYRIKS la nuova raccolta “Transizioni” del poeta, critico e traduttore americano John Taylor
La collana POIESIS/Essenza del Poeta si arricchisce del quarto libretto bilingue con testo inglese a fronte
Dopo l’esordio della collana POIESIS/Essenza del Poeta con una suggestiva raccolta di poesie di Lorenzo Calogero dal titolo Città fantastica a cura di Nino Cannatà, questo quarto numero appena uscito, che accoglie la raccolta poetica Transizioni, è dedicato al poeta americano John Taylor.
Si tratta di un pregevole libretto bilingue, con testo in inglese a fronte, tradotto da Marco Morello, che contiene due sequenze poetiche inedite, Il taccuino ateniese / The Athenian Notebook e Il mare a Sète / The Sea at Sète. Nel libro sono inclusi due contributi speciali, “Le infinite transizioni nella trama del cosmo” di Franca Mancinelli e “Lo splendore dell’attimo” di Tommaso Di Dio, che offrono punti di vista originali sulla poetica di Taylor. La raccolta accoglie, inoltre, preziose immagini delle opere dell’artista greco Alekos Fassianos che, dopo aver letto le due sequenze, ha scelto tre dipinti per illustrare questo libro.
Nato nel 1952 a Des Moines (Stati Uniti), lo scrittore americano John Taylor vive in Europa dal 1975, prima in Germania, poi in Grecia, e dal 1977 in Francia. Sebbene la sua scrittura sia segnata dall’infanzia nel Middle West americano, i suoi libri mostrano anche la profonda influenza dei suoi anni in Europa e del lungo impegno con la letteratura europea. In effetti, come traduttore e critico letterario, Taylor è dagli anni ‘80 uno dei ponti tra l’Europa continentale e i paesi anglofoni. Ha tradotto importanti poeti francesi, svizzeri, greci e italiani, tra cui Lorenzo Calogero in un’importante edizione bilingue, che ha ricevuto nel 2013 il Premio Raiziss-De Palchi dall’Accademia dei Poeti Americani di New York.
È autore di numerose opere di racconti, di prose brevi e di poesie, tra cui The Dark Brightness (2017), Grassy Stairways (2017), Remembrance of Water & Twenty-Five Trees (2018), oltre a un “doppio volume”, nel quale sono contenuti un suo libro ed uno del poeta svizzero Pierre Chappuis: A Notebook of Clouds & A Notebook of Ridges (2018). I suoi scritti sono stati tradotti in diverse lingue e quattro dei suoi libri, tradotti da Marco Morello, sono apparsi in Italia: Gli Arazzi dell’Apocalisse (Hebenon, 2007), Se cade la notte (Joker, 2014), L’oscuro splendore (Mimesis, collana Hebenon, 2018) e Oblò (Pietre Vive Editore, 2019).
La sua poesia recente si distingue per i modi sottili in cui evoca misteri esistenziali e dilemmi filosofici. Queste due “sequenze mediterranee”, pubblicate da LYRIKS con il titolo Transizioni, sono particolarmente significative nell’opera di Taylor, in quanto evocano momenti decisivi in cui un essere umano si trova di fronte a evoluzioni inevitabili e si interroga alle soglie del mondo materiale. Il mare a Sète propone una serie di meditazioni in versi, mentre il poeta si trova all’alba in riva al mare nel sud della Francia e ha come sfondo gli elementi della natura che sempre si mescolano e si trasformano. Ricorda un momento in cui “molto tempo fa / su una spiaggia di questo stesso mare / la tua vita cambiò”. Quell’evento ha avuto luogo in Grecia, nel luglio 1976. Decenni dopo, nel maggio 2019, vi farà ritorno. Lì, ad Atene, riempirà un taccuino di brevi versi frammentari: ogni testo rappresenta un momento cruciale di cambiamento o di comprensione di sé, nel quale, come scrive Franca Mancinelli: “L’oltranza percettiva si fa continua interrogazione esistenziale e filosofica, mossa da una tensione verso l’origine così forte che ogni immagine, ogni minimo accadimento sulla terra, non può che essere percepito come una delle infinite transizioni nella trama del cosmo”.
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MIRELLA MUIÀ
Empèdocle
poema narrativo
con i contributi di: Domenico Minuto e Jean-Charles Vegliante
Prima edizione italiana
Empedocle è il racconto di una passione che si esprime qui nella narrazione poetica, la sola capace di custodire
e di indicare ciò che fa il senso di un atto e ciò che dà ai segni il loro senso definitivo.
Il sandalo lasciato sull’orlo del cratere paradossalmente completa e conferma la confusione del filosofico e del poetico, ma è soprattutto il simbolo della sincerità delusa e riaffermata di fronte alla brutalità del mondo; segno, insieme, di un abbandono e di un impegno supremo verso gli uomini.Parigi, 1986
]]>Ho appena finito di leggere il “piccolo-grande” poema di Madre Mirella. Piccolo perché composto da 16 strofe, grande perché ogni singolo verso, anzi ogni singola parola ha una tale pregnanza da evocare immagini e significati che colpiscono il cuore e suscitano contrastanti emozioni. Gioia per il puro godimento della bellezza dei versi, sgomento per l’inquietudine delle immagini che suggeriscono l’idea della morte: la nera profondità, il nulla. La mente si perde, poi, nel cercare di penetrare il senso del poema. Chi è la voce narrante? È Empedocle, è suor Mirella, sono io, è l’uomo che ripercorre la sua storia? O è, forse, il Cristo?Il silenzio della notte, nel frutteto, come annuncio di morte, è, forse, la visione di Gesù che prega e soffre nell’orto degli ulivi? E i lembi di volti che appaiono fra le foglie, il lampo sospetto (il bagliore delle armi?), l’apparizione dei soldati, (perché la loro presenza?) non sono la rievocazione del tradimento di Giuda? Il clamore delle armi rompe il silenzio. E, ancora, le macchine luccicanti, l’occhio cieco degli obiettivi, il clamore che penetra il sonno, le voci della discordia, l’angoscia dell’incertezza sono, forse, una visione dell’immane tragedia che credevamo lontana? Abbiamo respinto l’armonia del creato. “Il potere non ha l’anima musicale… Essi distruggono la mia casa, pietra su pietra e so che del giardino non sopravvive nessun albero”. Squallore, desolazione “il paese interiore disseccato, deserto”. E poi, ecco il fuoco sotterraneo, lo spirito della terra si innalza, purifica, lascia un segno -un sandalo- e la storia si compie. Omne consummatum est! Quello che sembra una sconfitta è un grido di vittoria! Ora. è tempo di resurrezione! Qualcuno ancora camminerà con quel sandalo e saprà dove andare; non è difficile a chi ama interpretare i segni.
Isabella Nasso
VITTORINO CURCI
Un giorno, due oppure vent’anni
con i contributi di: Milo De Angelis e Giacomo Leronni
collana Poiesis / Essenza del Poeta
Sono come gemme preziose le poesie di Vittorino Curci raccolte sotto l’enigmatico titolo “Un giorno, due oppure vent’anni”, una esemplificazione mirabile della sua opera poetica che le edizioni LYRIKS presentano nel sesto libro della collana Poiesis/Essenza del poeta.
La silloge contiene 10 poesie, di cui 6 inedite, ed è accompagnata dai contributi critici di Milo De Angelis e di Giacomo Leronni, entrambi poeti e critici letterari.
Il volume si apre evocando un “accordo” di “destini” che sembrano risuonare insieme nel ritmo segreto del verso: “…e io ti porgerò una cipolla d’oricalco/e dirò suonala per noi e per tutti quelli/che si sono perduti anzitempo/ miti e trasparenti creature che falciavano l’aria d’un giorno come questo.” Non a caso la prima poesia della raccolta di Curci si intitola “AL DUNQUE”, locuzione che compare due volte anche nella significativa citazione in esergo, tratta da una poesia di Amelia Rosselli, poetessa e musicista tra le più complesse del Novecento italiano.
“Il fascino di questa poesia – scrive Milo De Angelis – è un soffio polifonico che raccoglie in sé diverse tonalità – dall’elegia alla riflessione sapiente, dall’invettiva alla supplica – per ricrearsi continuamente dalle sue ceneri, che sono le ceneri personali ma anche quelle della Storia…”.
Giacomo Leronni nel suo profondo e intenso saggio critico celebra l’originalità del linguaggio poetico: “Come tutti i veri poeti (e come tutti i grandi artisti) Curci vuole e sa essere inesorabile. Dice a chiare lettere ciò che siamo abituati ad occultare con grande abilità, ciò che siamo portati a dissimulare sotto tonnellate di infingimenti…”. Continua sottolineando come: “…di un poeta contano soprattutto due cose. Che ci offra una visione linguistica del mondo, della realtà, a noi (del tutto) sconosciuta. E che questa visione inglobi una parola che si avverta come definitiva (anche se non necessariamente vincolante) su se stesso. Noi lettori diventiamo, dunque, gli ascoltatori o, meglio, gli adepti temporanei di qualcuno che, dopo infinite prove, dopo essere passato personalmente più volte nel crogiuolo esistenziale, ci parla in modo accorato e partecipe nell’unica lingua che gli è dato di conoscere e attraverso la quale si conosce: la sua”.
Senso e non senso, significanza e insignificanza, fine e rinascita si alternano, incomprensibili, in un gioco che si fa mortale e, tuttavia, il miracolo ogni volta si compie.
Anche questo libretto, come gli altri piccoli gioielli di LYRIKS, presenta la pregevole veste grafica cui la piccola casa editrice calabrese ha abituato i suoi lettori. Ogni volume è impreziosito con le immagini di opere pittoriche e bozzetti di artisti scelti per illustrare i testi: in questo caso particolari di opere dello stesso Curci, che l’autore ha realizzato con tecnica mista su carta. Curci è infatti un artista a tutto tondo: poeta, pittore e musicista con all’attivo circa 60 album e la direzione dell’Europa Jazz Festival di Noci (1989-2000), oltre alla collaborazione con numerosi musicisti italiani e stranieri. Vincitore del Premio Montale nel ‘99 per la sezione “Inediti”, è stato tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo, greco, rumeno e arabo. Sue poesie sono apparse sulla rivista Nuovi Argomenti. Scrive nelle pagine culturali del quotidiano La Repubblica-Bari, per il quale dal 2019 al 2023 ha curato la Bottega della poesia. Nel 2022 è nella terzina dei finalisti del Premio letterario Viareggio-Rèpaci.
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MIRELLA MUIÀ
Chi potrà sradicarmi?
con le incisioni di Edwige Brégent
e i contributi di Elian e Jean Claude Bézies e Frédéric Vermorel
edizioni LYRIKS, 2023
collana Poiesis / Essenza del Poeta
È una riflessione poetica il monologo Chi potrà sradicarmi?, scritto nel 1984 a Parigi e riapparso in un giorno di primavera dalle mani di madre Mirella nel suo Eremo dell’Unità di Gerace (RC). Si presenta in forma di taccuino non rilegato con copertina rigida e fermagli di nastro, e restituisce il manoscritto in francese con le incisioni di Edwige Brégent su due strisce di carta rosaspina ripiegate a fisarmonica.
Pubblicato in versione bilingue per le edizioni LYRIKS nel formato quadrato della collana POIESIS/Essenza del poeta, questo libretto accoglie la trascrizione del testo originale con qualche variante e, per la prima volta, la traduzione in italiano a opera della stessa autrice.
Il libretto è corredato dai contributi La Sibilla di Monserrato di Elian e Jean Claude Bézies e Come cantare i canti del Signore in terra straniera di Frédéric Vermorel.