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voci (soprano) Maria Elena Romanazzi
montaggio Nino Cannatà, Roberto Stranges
fotografia e regia Nino Cannatà
75 minuti, colore
produzione LYRIKS, 2023
in collaborazione con Centro artistico Alik Cavaliere e Archivio Cavaliere, Milano
promosso da Comune di Milano – Cultura e Palazzo Reale Milano
con in ordine di apparizione:
Domenico Piraina, Elena Pontiggia, Fania Cavaliere, Piero Marabelli, Dian Ivanov, Adriana Cavaliere.
“L’universo verde” dello scultore Alik Cavaliere viene esplorato dal regista Nino Cannatà con una poetica sperimentale, dietro le quinte dell’omonima mostra a cura di Elena Pontiggia che il Comune di Milano ha realizzato a Palazzo Reale per celebrare il ventennale della scomparsa dell’artista.
Un film documentario che affonda le radici fino in Calabria nel paese di origine del padre Alberto Cavaliere, poeta, giornalista e parlamentare a cui Alik nel 1974 dedica un monumento immerso nella rigogliosa natura della Villa Comunale “C. Ruggiero” a Cittanova (RC).
Le riprese, eseguite a Milano da giugno a settembre 2018, in occasione del ventennale della scomparsa di Alik Cavaliere (Roma 1926 – Milano 1998), artista fra i maggiori della scultura italiana del secondo Novecento, sono state realizzate in sei diversi spazi che hanno ospitato l’importante antologica a cura di Elena Pontiggia. Tra le prestigiose sedi espositive, la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale di Milano, il Museo del Novecento, Gallerie d’Italia, Palazzo Litta, Università Bocconi e Centro Artistico Alik Cavaliere.
La storica mostra, promossa dal Comune di Milano e Palazzo Reale, è stata realizzata in collaborazione con l’Archivio Alik Cavaliere. Il catalogo pubblicato da Silvana Editoriale con testi della curatrice Elena Pontiggia e di Francesco Tedeschi, Angela Vettese, Francesca Porreca, Davile Polesel, con una poesia su Cavaliere di Miklos Varga e una testimonianza della figlia Fania Cavaliere.
Prima presentazione di Anteprima sabato 17 settembre 2022, Palazzo Reale, Milano

Il momento in cui viviamo è straordinario, ricchissimo culturalmente. Il “grande” gesto che occorre fare, secondo me, per sentirsi parte del processo è quello di riappropriarsi come singoli della propria mente… . I singoli individui riconquistino la dignità di pensare in proprio – non per delega ad altri, amici, gruppi, consanguinei o sofisticati moderni strumenti di informazione ed elaborazione. La riappropriazione della propria mente, la conquista della capacità di guardarsi intorno da soli per 360 gradi, senza paure, panico, pur nell’incapacità iniziale delle scelte, costituisce una traumatica benefica operazione “rivoluzionaria”. Ci accorgeremo finalmente dei tanti, … che possano rendere il proprio progetto individuale ricchezza collettiva; solo allora potremo avventurarci in progetti collettivi corali, divenuti possibili. D’altronde il processo mi pare sia pure in embrione già iniziato.
Alik Cavaliere
Una natura in cui “vissero i fiori e le erbe”, dove “nessun ostacolo porrà un limite”, nella quale “il tempo muta la natura delle cose”, dove “florida fulserunt viridanti prata colore”, dove “ogni cosa è limite e libertà di un’altra” ecc. (sono titoli di opere che ho esposte in Biennale), una natura di tal genere è il personaggio dominante del mio recente lavoro. Sottolineo la parola personaggio perché desidero, con un’immagine compiuta, attraverso un tentativo di dialogo e racconto, risalire ad una visione più vasta e totale. Il senso umano di tale aspirazione, lo si può trovare nel legame che le quattordici singole sculture esposte a Venezia hanno fra di loro, fino a formare un unico complesso, un’opera sola in sviluppo e divenire.
Alik Cavaliere
(in G. Dorfles, Intervista con i pittori, “Marcatrè”, n.8-10, luglio-settembre 1964)
Nessun artista, nella scultura del Novecento, ha scolpito il mondo della vegetazione e, per essere più precisi, l’universo verde delle foglie, dei frutti, dei cespugli, degli arbusti, degli alberi, come Alik Cavaliere.
Elena Pontiggia
Alik aveva capito che il rapporto con il mondo della natura era decisivo per il futuro dell’umanità, perchè l’uomo avrebbe visto più chiaramente sè stesso quando avesse più chiaramente inteso la solidarietà che lo lega al mondo.
Domenico Piraina
È un film che appassiona, che tiene con il fiato sospeso, che sorprende, che affascina e coinvolge anche perché accompagnato dalla musica, straordinaria e originale, del maestro Andreoni e in molte parti dalla voce meravigliosa della soprano Maria Elena Romanazzi. La musica detta il tempo all’avventura filmica e all’opera di costruzione della mostra, fondendo il lavoro dello scultore e quello del regista in una sola grande opera, interpretando attraverso un arrangiamento formidabile gesti, parole e fotogrammi.
Fania Cavaliere
È un documentario girato con cura e con estrema attenzione montato. Il regista è stato capace di raccogliere le immagini senza contaminare in alcun modo lo spazio dell’allestimento (un occhio da antropologo, da naturalista, oserei dire), ma anche di attribuire senso, dare prospettiva, riconoscere i momenti focali di quell’avventura e trarne un resoconto in ogni suo aspetto vivido ed essenziale. Vi si analizza e approfondisce l’opera del maestro Cavaliere, che per tanti anni ha insegnato all’Accademia di Brera, in modo tale da aprire un’interessante finestra sulle tecniche di realizzazione delle opere dell’Artista, sull’uso da parte di Cavaliere di materiali e procedimenti complessi e differenti, così da rendere visibili molti aspetti di quanto è segreto, nascosto nelle pieghe del fare artistico di un grande scultore.
Guarda il trailer
Il Manifesto del film

Villa Comunale “C. Ruggiero” Cittanova – RC
“Raccontare mi è sempre piaciuto. Raccontare per allusioni, per sottintesi, per metafore, usando più strumenti e più possibilità di interpretazione è una cosa che mi ha sempre affascinato, anche per il rispetto di chi guarda, che non deve essere posto davanti all’assoluto, al chiuso, al perfetto, ma a qualche cosa che lo coinvolga, lo stimoli, e se trova l’errore tanto meglio, perché è un punto da cui ripartire”.
Alik Cavaliere

“ALIK CAVALIERE – Natura Naturans” intende riportare l’attenzione su una preziosa opera, unica nel suo genere, presente all’interno della Villa comunale “C. Ruggiero”. Un momento di particolare consapevolezza e senso di appartenenza per la cittadinanza verso il monumento e allo stesso tempo un doveroso tributo al genio dei Cavaliere, nella profonda convinzione che la tutela della nostra memoria storica, artistica e culturale sia l’unico viatico possibile per la rinascita di un Paese migliore.
Nel 400° Anniversario della nascita di Cittanova e in occasione del ventennale della scomparsa di Alik Cavaliere è stato restituito al pubblico, domenica 5 Agosto ore 18:30 presso la Villa Comunale “C. Ruggero” di Cittanova, il Monumento restaurato in memoria di Alberto Cavaliere (Cittanova 1897 – Milano 1967).
Si tratta di una preziosa opera scultorea realizzata nel 1973 su commissione dell’allora sindaco Arturo Zito de Leonardis e che Alik Cavaliere (Roma 1926 – Milano 1998), dedicò alla memoria del padre, il cittanovese Alberto Cavaliere, giornalista, scrittore e poeta della “Chimica in versi”. Negli oltre 40 anni di attività, il suo originale modo di fare arte l’ha consacrato come uno dei maggiori esponenti della scultura italiana del Novecento.
La valorizzazione dell’opera e della memoria dei Cavaliere, intende porsi inoltre in ideale collegamento con l’importante mostra che dallo scorso giugno la città di Milano gli dedica (aperta fino al prossimo settembre 2018). Mostra dal titolo “l’Universo verde”, a cura di Elena Pontiggia e voluta dal direttore dei Musei milanesi Domenico Piraina (calabrese di origine), diffusa in diverse sedi prestigiose come la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, il Museo del Novecento, Gallerie D’Italia, Palazzo Litta, Università Bocconi e Centro Artistico Alik Cavaliere.
Il progetto di recupero, promosso dall’associazione culturale LYRIKS in collaborazione con il Centro artistico Alik Cavaliere, l’Archivio Cavaliere di Milano e il FAI, delegazione della Locride e della Piana, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Brera (di cui Alik Cavaliere ne è stato direttore) e con il patrocinio e il sostegno della Presidenza del Consiglio regionale della Calabria e del Comune di Cittanova è ospitato nel suggestivo “Salotto verde”, presso la Villa Comunale “Carlo Ruggiero” di Cittanova -Monumento Nazionale d’interesse storico naturalistico-.
La pregevole opera in bronzo, pietra e acciaio, unica nel suo genere e meritevole di tutela e valorizzazione, è stata restaurata con la speciale disponibilità di Nuccio Schepis, già impegnato nel delicato restauro dei Bronzi di Riace e da Franco Cimino, maestro fonditore e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Progetto ideato e curato da Nino Cannatà e con la supervisione del Centro Artistico Alik Cavaliere che ne custodisce l’opera e i segreti dell’originale fusione in bronzo.
Con l’illustre partecipazione di Nicola Irto, Presidente del Consiglio regionale della Calabria e di Francesco Cosentino, Sindaco di Cittanova, la presentazione dell’evento è diretta in via del tutto eccezionale da Piero Muscari, giornalista La7 TV ed editore del Progetto Eccellenze Italiane.
Tra gli attesi ospiti interverranno: Fania Cavaliere, presidente del Centro artistico Alik Cavaliere nonché figlia dello scultore e della cittanovese Adriana Cavaliere; Domenico Piraina, direttore del Palazzo Reale di Milano; Nuccio Schepis, artista e restauratore; Franco Cimino, maestro fonditore; Titty Curinga, FAI delegazione della Locride e della Piana; Giuseppe Luccisano, associazione Libera NOVI ALBORI e Nino Cannatà regista scenografo.
Ad impreziosire la manifestazione di restituzione al pubblico dell’opera restaurata, l’attrice e cantante Valentina Gullace che leggerà le poesie di Alberto Cavaliere presenti sulle stele del monumento.
“La scultura di oggi è uno dei mezzi espressivi e artistici più completi e appassionanti. Poter creare immagini nello spazio, farle muovere e mutare (persino farle diventare spettacolo nel senso più ampio della parola) e nel tempo stesso poterle improvvisamente congelare nella ieraticità del movimento. Distruggere e ironizzare attraverso questo continuo, mutevole “spettacolo scultura” i nostri miti e nel tempo stesso ricrearli o crearne altri, da distruggere e ricreare immediatamente dopo. Usare il colore fuso alla forma, al punto da non avere più confini fra pittura e scultura e rendere questo colore fluido attraverso la luce e lo spazio fisico occupato o conquistato. E perché non accennare al racconto, un racconto anch’esso multiplo, illustrato, scritto, gridato che diviene al tempo stesso poetica; poter aggiungere nella libertà degli strumenti usati, nella libertà di pensiero, nel rigore contemporaneo della scelta operata, mezzi e interessi tradizionalmente estranei alla scultura (quali, ad esempio, la parola e il suono, in un senso interno ed esterno all’opera medesima) e grazie a tutti questi apporti profondamente nuovi restare nella grande tradizione della scultura…”
Alik Cavaliere





























ROMA sabato 30 ottobre 2021
LOGOS Festa della parola ore 21:00
Un recital multimediale a carattere estemporaneo dedicato a Sante Notarnicola, poeta rivoluzionario testimone del nostro tempo scomparso a marzo 2021.
Il progetto, a partire dalla messa in scena della sua ultima raccolta “Versi elementari” (edizioni LYRIKS, 2021), coinvolge alcuni cari amici di Sante Notarnicola che interverranno con testimonianze o leggendo i suoi versi o altri suoi scritti.
Gli interventi del Reading del 30 ottobre 2021 presso LOGOS Festa della parola a Roma, saranno in presenza, in diretta streaming o nella forma di contributi preregistrati.
Il Reading omaggio a Sante verrà ripreso in diretta streaming. I diversi contenuti prodotti saranno successivamente rimontati per creare un video documento dedicato alla memoria di Sante Notarnicola da ospitare nel sito web: www.santenotarnicola.it
L’iniziativa ha visto una prima rappresentazione nel programma delle iniziative culturali del Comune di Firenze per l’Estate Fiorentina 2021 lo scorso 26 settembre 2021 presso il MAD Murate Art District.
con la partecipazione di
Jasmine Trinca, Francesco Colella, Ascanio Celestini, Valerio Evangelisti, Elio Germano, Pino Cacucci, Rufoism, Vauro, Valerio Mastandrea, Delia Bellanova, Chiara Galignano, Giancarla Rotondi, Alessandra Cecchi, AnimæNoctis (Massimo Sannelli, Silvia Marcantoni Taddei), Nino Cannatà …
in collegamento streaming
gli attori detenuti dell’Istituto penale per i minori G. Meucci di Firenze
diretti da Claudio Suzzi, regista della compagnia Interazioni Elementari
Performance ispirata alle poesie di Sante tratte da “Versi elementari”
con i contributi musicali di
Zulu (Luca Persico) con Vio-lenti, Assalti frontali (Luca Mascini), Ezio Bosso, Boris Bekhterev, Gang (Marino Severini), Pantaleo Annese, Gigi Cardigliano
e con il contributo video di
Gian Maria Volontè
un progetto a cura di LYRIKS
in collaborazione con la compagnia Interazioni Elementari
direttore allestimento Loris Giancola
progetto grafico coordinato e video Progetti Digitali
collegamento streaming Lab.Tv
assistente alla regia Maria Elena Romanazzi
allestimento e regia Nino Cannatà
regia video live Salvatore Insana
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FIRENZE domenica 26 settembre 2021
ore 18:00
MAD / Murate Art District
per Estate Fiorentina 2021
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MANIFESTI D’ARTISTA
Rufoism per Sante
a cura di Nino Cannatà
Una serie di 13 opere, (tecnica mista su carta), ispirate a 13 poesie di Sante Notarnicola (tra cui una inedita), sono state realizzate da Rufoism in occasione del Reading omaggio a Sante e saranno affisse negli spazi urbani e nelle periferie della città o nei luoghi sensibili a carattere sociale.















di Sante Notarnicola, edizioni LYRIKS, 2021
In occasione del Recital omaggio a Sante nella città di Firenze, sarà donata dall’editore LYRIKS la raccolta “Versi Elementari” di Sante Notarnicola, in tutte le biblioteche fiorentine e nelle carceri del territorio.
Prenota la tua copia del libretto “Versi elementari”:
www.lyriks.it/santenotarnicola

Estate Fiorentina 2021:
www.estatefiorentina.it/eventi/versi-elementari-poesie-dallisolamento/
Consulta il sito web dedicato a Sante Notarnicola:
www.santenotarnicola.it
produzione LYRIKS
in collaborazione con Archivio Cesare Berlingeri
con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission
distribuzione internazionale ELLIPSIS Media International
in fase di produzione
Ideato per celebrare i 50 anni di attività, il lungometraggio dedicato a Cesare Berlingeri si addentra nell’opera dell’artista calabrese, tra più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana.
La macchina da presa segue il maestro Berlingeri all’interno del suo atelier nel corso della sua attività quotidiana, illuminata dalla lettura di molti passi tratti dai suoi taccuini di lavoro. Assistiamo allo sviluppo di un’opera che sarà realizzata in esclusiva per il documentario e che, dai bozzetti iniziali, potremo seguire fino alla realizzazione finale.
Si aprono squarci su importanti mostre personali, sulle parole di grandi critici d’arte, che commentano l’opera dell’artista e il suo particolare linguaggio, caratterizzato dai monocromi e dalle tele piegate. In un viaggio caleidoscopico, le opere del maestro dialogano con l’arte millenaria della Calabria e con i suoi paesaggi, contrappunto ideale di una materia originaria che risorge nella memoria.
Intanto la macchina da presa segue anche il divenire dell’opera, una tela piegata da realizzare, alla luce delle torce, su una spiaggia calabrese, simbolico centro del Mediterraneo, nel quale risuonano memorie archetipiche ed echi di civiltà scomparse.
“L’arte è iniziata con un tizzone e finirà con un tizzone”, scrive Berlingeri. Grappoli di astri e graffiti si incidono nell’oscurità di un cielo stellato: come nella notte dei tempi. Poi il buio della piega avvolge ogni cosa.
La piega è una zona di confine tra due mondi opposti
Cesare Berlingeri
e complementari, tra un visibile e un invisibile,
tra una luce e un’oscurità.
dal Catalogo Compenetrazione, Galleria Naz. Cosenza, 2014









Per l’occasione verrà prodotta un’originale operazione artistica site-specific dal titolo CECE’, Flash-move per solista, quartetto e orchestra di clarinetti, che vede l’esecuzione (in prima assoluta) di un brano di musica contemporanea attraverso la spontanea partecipazione di un coro di clarinetti radunati per l’occasione in un’Orchestra estemporanea che abbraccia il solista e il quartetto in una innovativa installazione-performance ispirata dal millenario retaggio culturale del mediterraneo e dall’antica cultura teatrale-musicale della Magna Grecia per rivivere nella suggestione di una nuova ricerca artistica contemporanea. L’iniziativa prevede inoltre un Concerto per ensemble di clarinetti che mira a coinvolgere le numerose orchestre, le associazioni musicali, i direttori e quindi i circa 250-300 clarinetti presenti sul territorio in un programma da definire una volta registrate le adesioni.
L’iniziativa dal forte significato culturale, è realizzata attraverso la cooperazione di un nutrito gruppo di associazioni e da diverse professionalità solidali, con la partecipazione di importanti soggetti privati e istituzionali, al fine di rendere omaggio al musicista clarinettista Vincenzo Furfaro, figura umana di grande lealtà ed esempio di cooperazione, legato alle diverse dinamiche e sperimentazioni culturali e musicali del territorio.
L’originale evento vede la partecipazione di Fabrizio Meloni, primo clarinetto dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dei noti Nigun Clarinet Quartet e di centinaia di clarinetti radunati per l’occasione in un’Orchestra estemporanea. La partitura in prima esecuzione assoluta di Girolamo Deraco (edita da Sconfinarte, Milano), è diretta dal M° Mauro Fabbri in un’originale allestimento e con la regia di Nino Cannatà. L’evento vede inoltre la speciale partecipazione del tenore Francesco Anile e si preannuncia già come una nuova apertura nel cuore del mediterraneo, alla sperimentazione innovativa nel campo teatrale e musicale.
Una produzione Lyriks
in collaborazione con le associazioni: Villanuccia, Lato 2, Pro-fondazione Carlo Ruggiero, Pro Loco Cittanova, BiCittanova Club, UILDM – Cittanova, Arte e Dintorni, Il Progresso, A. S. Cittanova calcio “Enzo Furfaro”, Amici di Santa Maria, Gruppo Majorettes, Banda Musicale di Cittanova
sostenitori: Impresa Edile Pronestì, Stocco e Stocco, Cosmarredi
media partner: Radio Eco Sud, ExeForm, Progetti Digitali
in collaborazione con: Buffet Crampon – Paris, MCT – Medcenter Container Terminal Gioia Tauro, Autorità Portuale Gioia Tauro, AIG – Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, Hostel Art Festival, Calabria d’Autore
con il patrocinio di: Comune di Cittanova Provincia di Reggio Calabria Regione Calabria Forum Nazionale dei Giovani
responsabile musicale Tony Capula
organizzazione Pino Gentile
segreteria organizzativa Toni Fera, Maria Pia Tucci, Giuseppe Guerrisi
progettazione palco Arturo Tucci e Domenico Zappia
stylist Monica Caminiti
coordinamento logistica Rocco Zito
amministrazione Teresa Licopoli
progetto grafico e sito web Progetti Digitali
ufficio stampa Antonella Pronestì, Joseph Caristena
direzione artistica Nino Cannatà e Girolamo Deraco
E’ difficile riassumere quarant’anni di vita, di amore per la musica e per il suo potere catartico, ma forse le note scolpite sulla sua lapide sono un messaggio di quello che per Enzo ha significato. Ha iniziato a 9 anni, suonando il clarinetto nella banda di Cittanova diretta dal maestro Romano Aniello: da quel momento non ha più smesso e ha fatto della musica una delle sue ragioni di vita cercando di portare, attraverso varie idee e collaborazioni, il messaggio che la musica “può cambiare le cose” e che si può “cambiar musica” attraverso di essa. Enzo era un idealista? Forse si, ma quello che sta succedendo in questi giorni a Cittanova è l’esempio che la sua passione e il suo amore non sono stati vani.
Daniela Furfaro
(sorella di Vincenzo)
Aderisco entusiasticamente ed appoggio l’iniziativa “Giardini musicali” perché rappresenta sicuramente un alto valore umano ed artistico per il sud e per l’Italia intera di notevole rarità. Vi auguro la massima riuscita dell’evento che sono certo rimarrà una bella pagina di musica.
Gustav Kuhn
(compositore e direttore d’orchestra)
La difficoltà consiste nel mettere insieme tutti i duecento clarinetti, il trait d’union sarà il quartetto, che crea una linea dinamica nuova insieme al solista. Sarà una costruzione che darà una dimensione nuova, una nuova comunicazione, per toccare corde specifiche, giocando su tutti i registri dal grave all’acuto del clarinetto e stereofonicamente tutti i clarinetti che saranno il supporto di colore. A dare un ottimo spunto ci saranno anche le campane della chiesa di San Rocco; il tutto è dunque ben congeniato, ben scritto, per creare una soluzione che possa essere semplicemente efficace.
Fabrizio Meloni
(primo clarinetto Teatro alla Scala di Milano)
Francesco Anile
C’è un sentimento di fratellanza e di partecipazione che pervade tutto il mio essere, c’è un sud che aspetta da molto tempo di ripartire, ci sono molte menti illuminate che lavorano per migliorare il nostro territorio, ci vuole la volontà di tutti per fare un grande cambiamento epocale, noi iniziamo da qui, per dare un piccolo segno della voglia di riscatto, la nostra grande forza è la cultura, insieme per cambiare !!! Aderire a questa manifestazione significa dare corpo a un’idea. Io ci sono!!!
(tenore)
Mauro Fabbri
Se la musica è l’arte per eccellenza, come sostenuto dalla quasi totalità della filosofia antica e moderna, essere alla guida di un’orchestra che la interpreta è un’esperienza assolutamente esaltante. In questo caso, l’orchestra sarà costituita da soli clarinetti, con una disposizione insolita, a 360 gradi rispetto al direttore, e il brano da eseguire in prima mondiale. Credo che tutti questi elementi potranno solo contribuire ad esaltare l’emozione, consueta ma sempre nuova al tempo stesso (è questa la grandezza della musica), che già mi pervade l’anima. Buon ascolto!
(compositore e direttore d’orchestra)
Non ho avuto il piacere e l’onore di conoscere “Cecè”, come amichevolmente veniva chiamato, ma dai racconti di alcuni amici ben ho colto l’energia vitale che Lui sapeva infondere e la meravigliosa iniziativa dei “Giardini Musicali” ne è l’eredità più rappresentativa. Penso che il regalo più bello che si possa donare ad un musicista sia quello di commemorarlo con ciò che più lo appassionava e credo che la presenza di tanti clarinettisti potrà meglio far rivivere il ricordo di Vincenzo. Mi rammarico di non poter partecipare a tale pregevole omaggio.
Calogero Palermo
(primo clarinetto dell’Opera di Roma)
Ho appena letto della bella iniziativa che state allestendo in Calabria “Giardini musicali”. La motivazione per cui lo fate vi fa onore. Ricordare un amico in questo modo è una cosa che sicuramente riscalderà il cuore alle persone che erano a lui vicine. Trovo che facciate anche un’operazione importante per tutte le istituzioni bandistiche della zona, rimarcando così ancora una volta, la grande funzione che questi organismi, ricoprono ancora oggi nel nostro paese sia dal punto di vista musicale che sociale. Vi faccio i più sentiti auguri, in bocca al lupo
Remo Pieri
(Primo clarinetto dell’Orchestra del Festival pucciniano di Torre del Lago, docente di clarinetto del Conservatorio Boccherini di Lucca)
Prima di tutto… l’umanità !!! Altrimenti a cosa servirebbe soffiare in un tubo e non porlo al servizio degli altri !!! L’iniziativa è di grande pregio civile oltre che culturale: ricordare un amico che scompare improvvisamente fa onore a chi lo serba nel cuore e mente. Troppo velocemente si dimenticano le persone care e questa orchestra estemporanea di clarinetti vuole fortemente ritornare indietro nel tempo, vicino all’amico caro, sebbene le composizioni che suoneranno vanno verso il futuro. Auguro a tutti i partecipanti di suonare col cuore, non col clarinetto semplicemente. Auguro di sentire quella forza energetica che la musica ci dona, auguro un futuro splendente di stelle perché una bella stella vi sta ascoltando da lassù. Un abbraccio
Guido Arbonelli
(clarinettista solista e performer)
“Giardini musicali” sono l’esempio di come si può inventare il futuro. Mi piace l’idea che giovani artisti si spendano con tanta dedizione nel nostro paese per valorizzarne il territorio e le menti, loro fanno parte di quell’Italia che ha voglia di cambiare musica. Buon lavoro cari!
Alessandro Cadario
(compositore e direttore d’orchestra)
La memoria non è solo un viaggio nel tempo. La memoria rende viva la coscienza dell’esperienza umana. Ricordare Vincenzo significa anche ricordare un musicista, colui che può accedere ad un linguaggio senza confini, un’emozione profondamente umana che tocca il cuore di tutti noi. É questa coscienza che si condivide. Ecco come la musica, generosa musica, unisce, riunisce tutti coloro che, con la memoria ed il cuore, rendono omaggio a Vincenzo. Ed io sono felice di essere uno di loro.
Giancarlo Isoldi
(Sales Director Europe, Latin America, Africa, Middle East – Buffet Crampon)
E’ un onore per Buffet Crampon poter sostenere l’evento “Giardini Musicali” in ricordo del clarinettista Vincenzo Furfaro, a testimonianza di come l’amore per la musica possa essere fonte di iniziative nobili come questa che, grazie al vostro impegno e alla passione di tutti i partecipanti, sarà di sicuro successo.
Fabio Pardo
(Sales Manager Italy, Greece, Cyprus & Malta – Buffet Crampon)

Il progetto prevede la realizzazione di un allestimento originale, caratterizzato da un concerto per quartetto d’archi, con musiche e strumenti creati appositamente, a loro volta parte integrante di una video-installazione; una sinergia in grado di trasformare la musica in una innovativa forma di teatro.
Il quartetto di strumenti ad arco, realizzato dal liutaio lucchese Fabio Piagentini si ispira ai modelli della famiglia Amati, decorato con particolari pittorici tratti dalle allegorie Acqua, Aria, Terra e Fuoco, affrescate sui soffitti delle stanze di parata del Museo Nazionale di Palazzo Mansi di Lucca.
Partiture originali create da vari compositori, tra cui il calabrese Girolamo Deraco, il lucchese Saverio Rapezzi, e gli israeliani residenti in U.S.A. Sivan Eldar, Yohanan Chendler, Florie Namir.
I brani inediti saranno eseguiti in prima assoluta a fianco del celebre quartetto Crisantemi di Giacomo Puccini, quale omaggio al grande maestro lucchese per il 150° anniversario dalla nascita. Un dialogo, quindi, tra musiche del passato e del presente che convivono, si alternano e si confrontano.
L’installazione video è caratterizzata da un elemento scenico emisferico che accoglie ed esibisce i quattro strumenti ad arco: come un ikebana si presenta al pubblico ruotando nello spazio col moto gentile di un carillon. Uno schermo mostrerà i frammenti di uno sguardo visionario sul divenire degli elementi in gioco: la liuteria, la scrittura musicale, sullo sfondo della città di Lucca che si trasforma col passare delle stagioni con gli elementi naturali che l’attraversano.
L’allestimento ideato dal regista Nino Cannatà, include l’esecuzione musicale in uno spazio scenico multisensoriale, animato dal dialogo degli elementi, mentre lo sguardo viene rapito dalle immagini e dalla musica, che insieme costituiscono una sola, armonica entità.
Se da un lato Quartetto Mansi mantiene la sua peculiare qualità di evento musicale, dall’altro, con la creazione di dimensioni alternative, acquisisce inoltre effettiva tangibilità, proponendo una singolare riflessione in merito alla percezione di suono e immagine, al gioco sensoriale dell’ascoltatore/spettatore, all’atto paradossale di “vedere” la musica.
]]>STABAT MATER (prima assoluta)
Minimodramma sacro per soprano recitante e video
musica: Girolamo Deraco
libretti: Debora Pioli
soprano: Maria Elena Romanazzi
grancassa: Matteo Cammisa
allestimento, video e regia: Nino Cannatà
multimedia: Progetti Digitali, sound design: Alberto Gatti, luci: Fabio Coianiz, elementi di scena: Gianni Lucchesi, organizzazione: Flavia Cavallo
un progetto a cura di: Lyriks
su commissione di: Soprintendenza BAPSAE di Lucca e Massa Carrara
in collaborazione con: Comune di Lucca
Anteprima nazionale
09 luglio 2014 ore 21:00 e 22:30 Chiesa di Santa Caterina, Lucca
in occasione dell’inaugurazione della Chiesa restituita alla città dopo il restauro.






















All’origine della partenza la povertà.
Destinazione: la speranza di un mondo migliore.
MIGRANTS è uno spettacolo live, e un cd musicale. Una ricerca racchiusa in un progetto multimediale dedicato a tutti coloro che hanno vissuto l’emigrazione. Un viaggio emozionale dove la memoria storica viene sollecitata dai documenti (foto, video, audio, testi) e dalla musica originale. Alle soglie del terzo millennio, il fenomeno sociale più impressionante è la migrazione di enormi masse o piccoli gruppi di uomini, donne e bambini che, come onde di una marea umana, si spostano in ogni parte del mondo. I “Migrants” sono oggi anche i tanti giovani, fra cui gli stessi autori, che si spostano in nuovi territori per realizzare i propri sogni. Diversi dai “Migrants” di ieri, ma con la stessa voglia di realizzarsi, di “liberarsi”, di far emergere le proprie idee e aspirazioni.
Nino Cannatà, regista e scenografo insieme a Nicola Sergio, pianista jazz elaborano uno spettacolo live che indaga e riflette sul tema del viaggio, dell’approdo, dell’accoglienza, della nuova vita trapiantata “altrove”, di coloro (tanti) che sono stati comunque capaci (con successo o senza) di compiere il “temerario gesto”, il salto evolutivo verso un mondo nuovo. Lo spettacolo mira a coinvolgere il pubblico in una riflessione sul tema (nelle sue cause, negli effetti, nella rivalsa dell’uomo). E’ pensato in forma modulare, capace di adattarsi a diverse location (teatri, sale concerti, auditorium, piazze) ed è rivolto sia al pubblico degli adulti che hanno vissuto direttamente o indirettamente l’esperienza dell’emigrazione, ma anche ai più giovani: è prevista la realizzazione di un’animazione specifica per illustrare il fenomeno migratorio con metodologie didattiche, stimolando riflessione e dialogo con gli studenti.
Allestimento e regia
Sul palcoscenico spoglio, un pianoforte a coda si staglia davanti ad un fondale video che ricorda la grande vela di una nave. Nicola Sergio esegue la sua musica mentre memorabili immagini (storiche e contemporanee) scorrono sul fondale video a ricordare e raccontare il necessario viaggio della speranza che ancora oggi si protrae inesorabile. Un percorso drammaturgico che dalle origini arriva fino ai giorni nostri, scandito dalla voce narrante rappresentata di volta in volta da un testimone diretto, un migrante, un attore, ispirato da testi, documenti e foto d’epoca, vecchi filmati, oggetti, storie, lettere di corrispondenza, echi di voci lontane, vecchie canzoni popolari, preghiere, video pubblici e privati dell’ondata migratoria più recente ci suggeriscono la storia, i percorsi e le memorie di milioni di migranti. Parole chiave, testi, messaggi, statistiche, rese dinamiche dalla motion graphic, ricordano il tabellone delle partenze e completano il messaggio della video installazione. Musica, video e teatro coesistono in una suggestiva live session per restituirci, come in un contrappunto, un’esperienza sensoriale, un suggestivo e immaginifico viaggio poetico “migratorio” nel significato dell’accoglienza.
Musiche originali
Le musiche, scritte da Nicola Sergio, sono ispirare a storie realmente accadute, a documenti scritti o filmati, a esperienze vissute in prima persona. Il tutto, trasfigurato attraverso l’estetica compositiva propria del pianista, capace di creare delle composizioni dal forte impatto emotivo, dando vita ad una narrazione musicale poetica e suggestiva. I temi risentono dell’influsso di numerose esperienze musicali assorbite dal compositore: musica classica, jazz, pop, musica tradizionale si intersecano creando un prodotto dalle tinte multiformi, ma con al centro “il suo eccezionale senso melodico che rende la sua musica immediatamente familiare” (Jean-Charles Richard , note di copertina cd “Illusions”). I titoli dei brani del progetto Migrants sono spesso suggeriti da emigrati col quale il compositore è sempre in stretto contatto e con i quali intrattiene dialoghi sull’esperienza vissuta: è il caso di “Nowhereland”, dove l’emigrante si ritrova insieme a molti altri su una nave per approdare in una nuova terra. Un luogo nuovo che spesso non lo accoglie, che conosce a malapena per averlo visto in tv o su una cartolina. Non è la terra su cui è nato e cresciuto, né la terra degli altri emigrati al suo fianco che vivono la stessa situazione di spaesamento. E’ la terra dove cercare di costruire un nuovo futuro e che per il momento non gli appartiene, è la “terra di nessuno”. “A bag full of dreams”, rievoca lo stato d’animo della prima generazione di emigrati italiani partiti per l’America in cerca di fortuna, senza mezzi economici, ma solo con una valigia piena di sogni. “Rain in my lunchbox”, narra la vita dell’operaio che, durante la pausa lavorativa, apre il proprio cesto per mangiare qualcosa, ma si accorge disperatamente che all’interno non c’è nulla, né pane, né altro …solo acqua piovana. Le musiche dello spettacolo fanno parte dell’omonimo cd “MIGRANTS” prodotto da Nicola Sergio e dallo stesso registrato in piano solo.
Un progetto di Nino Cannatà e Nicola Sergio
Musica ed esecuzione live Nicola Sergio
Allestimento e regia Nino Cannatà
Multimedia Progetti Digitali
Produzione Lyriks 2013-14
Documenti d’archivio e consulenza scientifica Fondazione “Paolo Cresci” per l’emigrazione, Lucca
Con la collaborazione di:
Bambini nel deserto ONG
LIBERA associazioni nomi e numeri contro le mafie
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Le sei poesie eponime scandiscono l’evoluzione dell’originale sistema poetico calogeriano, fino alla piena maturità dei quaderni di Villa Nuccia. Traccia di quel canzoniere amoroso si manifesta nella voce dell’attore, solitario in scena, mentre la figura femminile è voce che muta in canto lirico sulla partitura originale suggerita da un abbozzo di note, scoperto in uno dei quaderni manoscritti del poeta. Una fitta trama di voci off ricordano la vicenda umana del poeta, con brani tratti dall’epistolario, dalla biografia, dalle testimonianze di Giuseppe Tedeschi, dalle storiche “Opere poetiche” di Roberto Lerici. Nell’opera video teatrale, il linguaggio multimediale è contrappunto di risonanze, riflessioni, mirabili suggestioni all’arabesco poetico di Lorenzo Calogero. La messa in scena tenta di svelare, attraverso le stesse immagini che il fiume di versi custodisce, quel sogno che il poeta medita nell’intero arco della sua vita: un «soliloquio altissimo» che si articola come un poema, proprio perché la frammentarietà dei suoi versi, nell’insieme, risulta univoca come un lungo canto.
«Resteranno ancora parecchie cose che io non conosco e forse non conoscerò mai? E pure quello che ho appreso è veramente tanto, per cui il titolo che avevo pensato per un mio libro di poesie e che, dentro i miei limiti e le mie capacità poetiche, avrebbe dovuto essere quello di Città fantastica intendendo con tale titolo di designare la possibilità di una capacità espressiva che avesse quasi del fantastico, essendo intercomunicante in tutti i punti di essa, (…) pensavo anche quasi ad una città del tutto notturna, dove ogni punto di essa fosse in relazione e comunicante con tutti gli altri.»
Lorenzo Calogero, dalla lettera-saggio del 1960 a Vittorio Sereni
opera video-teatrale di Nino Cannatà
con un adattamento dei testi di Lorenzo Calogero con Roberto Herlitzka e la partecipazione di Lydia Mancinelli
in collaborazione con Carlo Emilio Lerici
musiche di Girolamo Deraco
soprano Serena Salotti
esegue Opus ensemble Eleonora Savini (violino) Catherine Bruni (violoncello) Valeria Marzocchi (flauto) Diego Capocchi (clarinetto) Matteo Cammisa (percussioni)
direttore Alessandro Cadario
allestimento, video e regia Nino Cannatà
voci off IL POETA Fabrizio Bordignon LEONARDO SINISGALLI Adriano Evangelisti FRANCESCO CALOGERO Luca Montecchio CARLO BETOCCHI Paolo Paparella LA MADRE Monica Belardinelli GRAZIELLA Manuela Rorro RODOLFO Francesco Anile CARLO Giuliano Castagna GIULIO EINAUDI Antonio Fulfaro
assistente regia Andrea Civinini
contributi video Salvatore Insana
comunicazione e multimedia Progetti Digitali
sviluppo grafico Stefania Pizzichi
addetto stampa Marzia Matalone
produzione Gruppo Sperimentale Villanuccia
in collaborazione con Teatro Belli di Roma
con il sostegno della Regione Calabria Ass.to alla Cultura Comune di Melicuccà
TEATRO BELLI, Roma dal 16 al 20 Novembre 2011, ore 21:00






“Distruggiamo ogni anno 13 milioni di ettari di foreste. Equiparabili alla superficie dell’Inghilterra. Ogni giorno si estinguono decine di specie vegetali. Il 50% delle quali ci è sconosciuto. Nelle foreste è presente quasi la metà di tutte le specie viventi del pianeta. Senza un’inversione di tendenza nel giro di qualche decennio l’umanità non avrà più risorse per sopravvivere. La natura invece continuerebbe il suo corso”.
Stefano MancusoPer gli antichi greci Kepos era una parola dai profondi significati, tra cui giardino, recinto protetto e paesaggio, come ambiente dove si sviluppa la nostra vita…
per creare bellezza, armonia e benessere per gli uomini e per la terra. Un luogo sano è anche un luogo bello nel quale è salutare e piacevole vivere.
La parola greca Kepos ha un duplice significato indicando sia il giardino che il grembo materno. Nel giardino viviamo un’esperienza benefica che agisce terapeuticamente sul nostro essere. Con la sua capacità curativa, il giardino trasforma e vivifica in senso positivo i nostri vissuti: la natura ci accoglie amorevolmente. Il giardino è anche in grado di soddisfare il potenziale creativo dell’individuo, cadenzato dai processi trasformativi: seminare, prendersi cura delle piante, vederle germinare, crescere, fiorire e fruttificare.
KEPOS, il giardino delle meraviglie è un progetto multimediale per mettere in rete orti e giardini, diffusi sul territorio calabrese, dove sono presenti piante rare, alberi da frutto dimenticati e varietà vegetali a forte rischio di estinzione.
Nasce così l’idea di perseguire il sogno del prof. Orlando Sculli e del compianto antropologo prof. Domenico Raso, che circa 20 anni fa immaginavano di raccogliere in un campo le specie rare in via d’estinzione sul territorio calabrese.
Il progetto si pone come primo obiettivo la realizzazione di un portale web informativo, una digital library finalizzata alla catalogazione delle diverse specie, per la conoscenza e la diffusione della diversità biologica.
L’idea di fondo è creare un network, un sistema virtuoso e interattivo per la salvaguardia del patrimonio vegetale, attraverso una rete partecipata di diversi soggetti partner solidali, che possa permettere a chiunque di conoscere e segnalare uno spazio verde, un campo, una pianta o mettere a disposizione dei semi, in un’ottica orientata al recupero della sostenibilità ambientale.
Grazie alle nuove tecnologie e ai sistemi di geolocalizzazione, è possibile oggi riunire i diversi campi sparsi sul territorio fino alla riuscita di unico e innovativo giardino diffuso della biodiversità in Calabria.
Tra le finalità vi è inoltre quella di sensibilizzare istituzioni e scuole verso una maggiore attenzione al ricco patrimonio botanico per un coinvolgimento attivo al fine di trasformare i propri spazi verdi, a volte dismessi o poco curati, in piccoli campi di conservazione o orti didattici che possano ospitare piante autoctone dimenticate e contribuire così alla valorizzazione di questo importante bene comune.
Un patrimonio di specie rare e forte rischio di estinzione restituiti alla conoscenza di tutti attraverso diversi mezzi di comunicazione con la realizzazione di un Portale web informativo, una Digital library per la catalogazione e la promozione sui dispositivi informatici. Restituire dignità a quanti preservano e coltivano le specie della biodiversità autoctone e a rischio creando massa critica solidale.
Rete dei Campi di conservazione.
www.ilgiardinodellemeraviglie.info










ARUNDO DONAX, suoni di canna è un originale spettacolo di teatro musicale e multimediale, risultato della ricerca sul campo sui “suoni” dell’Aspromonte, condotta da Mimmo Morello e Nino Cannatà, con l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico, i suoni e le immagini della cultura di tradizione orale, attraverso il teatro e la sperimentazione dei linguaggi dell’arte, come la musica, la danza, il cinema.
La performance prodotta da LYRIKS, Laboratorio Interdisciplinare Ricerche Artistiche, con regia e video live di Nino Cannatà, vede in scena il polistrumentista Mimmo Morello e la danzatrice Alessandra Mariano in un continuo dialogo esplorativo tra suoni, immagini, danze e gesti rituali, rimandi alla tradizione orale e all’utilizzo della Canna comune (nome scientifico Arundo donax) che cresce spontanea e rigogliosa su tutto il territorio che si affaccia sul mediterraneo, presente, fino a qualche decennio fa, in ogni momento della vita, ordinario ed extra-ordinario, durante la festa, il rito religioso, il gioco, il lavoro, il racconto, la musica.
Una prima nazionale per il Face Festival 2018 nel Parco Ecolandia di Reggio Calabria già eseguita in forma di primo studio a Cittanova, in occasione della prima edizione del Piana Eco-festival.
Intorno alla Canna comune vi è un mondo di saperi e competenze artigianali, custodite gelosamente dai maestri liutai che la utilizzano per far suonare gli strumenti musicali della cultura agro pastorale. Suoni di canna come riferimento al termine “u sonu” (il suono) che in Aspromonte sta ad indicare appunto la musica ed il ballo tradizionali e, per estensione, anche le altre forme di vita comune permeate di musicalità. Per “mettere in scena” l’arcaicità e la risonanza di un elemento molto diffuso come l’Arundo donax, si è scelto di eseguire i repertori musicali tradizionali con modalità e contesti altri da quelli originari fino a produrre suoni ancestrali e allo stesso tempo innovativi. Suoni di canna, riprodotti abilmente in scena dagli strumenti dell’area dell’Aspromonte e di altre aree, tra cui le launeddas della cultura sarda. Senza dimenticare che strumenti in canna esistono in diverse regioni del mondo e che la canna è tuttora utilizzata per far risuonare gli strumenti della musica colta come il sax, il clarinetto, l’oboe, il fagotto, per citarne alcuni.
L’Arundo donax utilizzata ancora come oggetto percussivo dal danzatore-attore, è soggetto del video, è scenografia, permette il suono degli strumenti, è strumento musicale: zampogne, flauti doppi, flauto singolo, corno ad ancia, carriciola (tamburo a frizione rotante), raganella, “ceramedduzza” (doppio clarinetto popolare) in canna, ancia semplice e doppia, tamburello, lira calabrese (cordofono ad arco popolare), catapu’ (tamburo a frizione a bacchetta), launeddas (triplo clarinetto popolare), flauto armonico.Il pretesto narrativoè il passaggio dalla quadrupedia alla bipedia, raccontato attraverso un linguaggio corporeo che si situa al crocevia di varie tecniche, dal mimo, tecnica Lecoq, con l’utilizzo della maschera neutra, nata dal genio di Amleto Sartori, alla danza contemporanea, al butoh, alle danze sacre di ispirazione sufi. L’essere non ben definito, interpretato da Alessandra Mariano, cresce e si identifica attraverso e grazie alla musica. I suoni diventano parola e ci raccontano l’elevazione del danzatore e la sua identificazione. Il finale della performance rimane aperto a creazioni estemporanee, grazie alla partecipazione di altri musicisti o attori, nel rispetto dello stile e dei linguaggi della musica di tradizione orale.
Lo spettacolo è un omaggio all’animale uomo, dotato di grande immaginazione e capacità creativa, in grado di vedere in una canna, l’Arundo donax, uno strumento musicale, un giocattolo, un vestito, uno strumento per alleviare le fatiche quotidiane del lavoro dei campi…, un sostegno per la sua elevazione fisica e morale.
La ricerca continua di un’armonia possibile tra esseri e specie diverse, una convivenza che sia elevazione di tutti e non appiattimento delle differenze, questo è il fine ultimo della cultura, la creazione di un uomo nuovo, in grado di concepire un unicum che contempli modi diversi di stare al mondo.
La ricerca ecologica indaga questo uomo nuovo, e la possibilità per quest’ultimo di stare al mondo senza annullare il mondo, con i suoi saperi e l’ambiente che lo circonda, che lo arricchisce, che lo nutre, che lo veste, che lo ripara, che gli permette di respirare.
racconti, composizione ed esecuzione musicale Mimmo Morello
coreografia e danza Alessandra Mariano
allestimento, video e regia Nino Cannatà



