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La storica mostra, promossa dal Comune di Milano e Palazzo Reale, è stata realizzata in collaborazione con l’Archivio Alik Cavaliere. Il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, con testi della curatrice Elena Pontiggia, di Francesco Tedeschi, Angela Vettese, Francesca Porreca, Davile Polesel, una poesia su Cavaliere di Miklos Varga, e una testimonianza della figlia Fania Cavaliere.
***
“Il momento in cui viviamo è straordinario, ricchissimo culturalmente. Il “grande” gesto che occorre fare, secondo me, per sentirsi parte del processo è quello di riappropriarsi come singoli della propria mente … I singoli individui riconquistino la dignità di pensare in proprio – non per delega ad altri, amici, gruppi, consanguinei o sofisticati moderni strumenti di informazione ed elaborazione. La riappropriazione della propria mente, la conquista della capacità di guardarsi intorno da soli per 360 gradi, senza paure, panico, pur nell’incapacità iniziale delle scelte, costituisce una traumatica benefica operazione “rivoluzionaria”. Ci accorgeremo finalmente dei tanti, … che possano rendere il proprio progetto individuale ricchezza collettiva; solo allora potremo avventurarci in progetti collettivi corali, divenuti possibili. D’altronde il processo mi pare sia pure in embrione già iniziato”.
Alik Cavaliere
Their present absence (only those who are untraceable leave traces)
un’opera video e un progetto di ricerca fotografica
a video work and a photographic project
concept SALVATORE INSANA, ELISA TURCO LIVERI
film and editing SALVATORE INSANA
with ELISA TURCO LIVERI
music GHÉDALIA TAZARTÈS
un progetto DEHORS/AUDELA
Original site-specific work created during the artist residence
with the support of LYRIKS and La VILLA Academy
Un luogo d’incontro. Il salone di casa e i (di)segni del tempo al lavoro. Materia luminosa che perde forma. Corpo che prende forma perdendola. Tornavamo sui nostri passi. Senza più trovarli. Senza più trovarci come ricordavamo di essere (mai) stati.
Assenze prossime. Tornavo e non trovavo. Non trovavo di te altro che la tua mancanza. Ma lascia tracce solo chi è irrintracciabile. Passato da queste parti e ora bruciato e disperso.
Siamo qui, ancora e sempre. Loro hanno cambiato forma, ma sono sempre presenti in tutta la loro pesante, pressante, assenza. Dormivano appesi e custodivano così il colore originale della carta e dell’anima, occultando ai raggi solari quelle fantasie floreali di origine antica. Un appuntamento con il nostro tempo ingiallito. Tutta la loro presente assenza marcata su parete. Traslocanti di memoria. Di (im)memori muri. Memorie a muro. Quel che succede cancella il precedente? Senza successori. Quali allori per i posteri?
A meeting place. The living room and the signs of aging at work. Luminous matter that loses shape. Body that takes shape losing it. We retraced our steps. Without finding them anymore. Without finding ourselves as we remember being (ever).
Next absence. I came back and couldn’t find it. I found none of you but your absence. But only those who are untraceable leave traces. Passed around here and now burned and dispersed.
We are here, still and always. They have changed shape, but they are always present in all their heavy, pressing, absence. They slept hanging and thus kept the original color of the paper and the soul, hiding those floral patterns of ancient origin from the sun’s rays. An appointment with our yellowed time. All their present absence marked on the wall. Memory movers. Of forgetful walls. Wall memories. What happens erases the previous one? Without successors. What laurels for posterity?
Un omaggio per gli estimatori della poesia di Lorenzo Calogero per i quali proponiamo, a distanza di dieci anni dalla data di realizzazione, un documento esclusivo, di grande valore storico e artistico: alcune poesie del grande poeta calabrese lette dall’attore Roberto Herlitzka. Il video era stato registrato durante il primo giorno di prove dell’opera videoteatrale di Nino Cannatà “Città fantastica, il lungo canto di Lorenzo Calogero”, andata in scena in prima assoluta al Teatro Belli di Roma il 16 novembre 2011, con Roberto Herlitzka e la partecipazione straordinaria di Lydia Mancinelli. Si concludeva con quella rappresentazione il “Progetto Calogero”*, curato dall’Associazione culturale Villanuccia per le celebrazioni dell’anno calogeriano 2010/2011 (100 anni dalla nascita e 50 anni dalla morte). Oggi quell’eredità viene raccolta da LYRIKS che in occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta lancia il nuovo sito web www.lorenzocalogero.it e un libretto di poesie, curato da Nino Cannatà, in 110 copie numerate con i testi utilizzati per l’adattamento drammaturgico dello spettacolo.
*Oltre al patrocinio di Roma Capitale, dell’Università L.U.M.S.A. di Roma, al sostegno della Regione Calabria e del Comune di Melicuccà, il “Progetto Calogero” aveva visto l’adesione del Presidente della Repubblica Italiana.
#CittàFantastica
#Poiesis
#LorenzoCalogero
#RobertoHerlitzka
#LYRIKS
Concept, film, editing SALVATORE INSANA
music AHARON (ARON CARLOCCHIA)
Seguendo rapidamente e trasognati il grande rovente occhio solare nella sua sonnecchiante dipartita, con le sue fratture, i suoi cambiamenti in direzione, con il suo ipnotico fluire.
Riconnettendoci o de-connettendoci in tal modo dalla nostra radiosa e utopica – abbagliante poiché mai vista e vissuta – golden age. Quel cominciamento che non coincide sempre con l’inizio ha fattezze embrionali, tonalità calde, risorse care al viaggiatore solitario.
Following quickly but dreamy the big blazing eye on his fading departure, whith is fracture, his changes of direction, with his hypnotic glow. Reconnecting or deconnecting ourselves to our radiant utopic golden age.
concept SALVATORE INSANA, ELISA TURCO LIVERI
with ELISA TURCO LIVERI
film, editing, photography SALVATORE INSANA
sound from “Gymnasium” by JACOB KIRKEGAARD (from his album 4 ROOMS, Touch 2006 ©)
production DEHORS/AUDELA
Non ci si trova, non ci si ritrova, se non smarriti e sospesi. All’erta, pronti a scattare, il pericolo è fuori campo e non ha segnali. Andare incontro alla luce per esporsi a maggiori rischi. Inquieto tremore d’affrontare l’orizzonte restando a occhi spalancati. Presupporre o presagire l’abisso. Stato ulteriore di non aderenza al tempo presente.
We are not there, we do not find ourselves, almost lost, almost suspended. Alert, ready to shoot, the danger is out of range and has no signals. Going toward the light to take dangerous risks. Restless tremor of face the horizon keeping our eyes wide open. Assuming or foreseeing the abyss, in a further condition in which we play the “non-adherence” to the present time.
2013 / 5’ 34’’
concept, film, editing, sound SALVATORE INSANA
Un’elegia, ancora.
Andare via da qui, dalla spiaggia del presente, da questo schermo. Ovvero restare fino alla fine, fisso come chi non trova il modo di decidersi, incurante del tempo, della sua scadenza, del suo passo cadenzato, incurante della luce, della temperatura, della cena.
Andarsene ovvero aspettare che il tramonto arrivi. Solo per noi. E non lasciare che lo sguardo si distragga. Non permettere che se ne vada altrove.
An elegy, yet.
Get away from here, from the beach of the present, from this screen, or stay until the end, fixed as those who do not find a way to decide, heedless of time, of its expiration, of its cadenced step regardless of the light, the temperature, the dinner.
Leave or wait for sunset to arrive. Just for us. And don’t let the gaze get distracted. Don’t let them go anywhere else.
2014 / 12’ 30’’
Sottili, deliberate, sospese evasioni dalle norme comportamentali. Come abitare la casa dei padri disponendo il proprio corpo in modo tale da farsi pervadere dallo spirito che in essa permane. Ferite interne. Di luce, di spazio. Di tempo. Modi illogici di ambientamento e alienazione. L’abitazione come ancora di salvezza o come gabbia a rischio di soffocamento.
È la luce che entra e sbatte sulle forme immutate nel tempo, appese, appoggiate, là dove da bambini si giocava correndo intorno, rischiando di romperle quelle forme, senza nemmeno vederle. Superfici riflettenti di passaggi generazionali, da stanza a stanza, da angoli a finestre attraverso cui l’occhio bambino sbirciava il venditore di gelsi senza capire il senso della sua voce urlante. E nell’oscenità del ricordo affiorato all’improvviso, si regredisce inevitabilmente. I gesti si nutrono allora della complessità del luogo, dove vita e morte ancora trasudano dagli stessi materassi e lo stare diventa dunque incapace di restituire qualsiasi senso definito.
Subtle, deliberate, suspended evasion by the rules of conduct. internal wounds made of light, space, time. Illogical ways of adaptation and alienation. The house as a lifeline or a cage at risk of choking.
How to inhabit the house of ours fathers by placing our body in order to be pervaded by the spirit in which it remains.
2015 / 8’ 30’’
concept, film, editing, sound SALVATORE INSANA
Licenza di partire per altro luogo, senza domanda di sorta, con l’intenzione di tornare ma da un’altra parte, la stessa. Transito dello sguardo da un piano al successivo.
Fronteggiare la fine. Della giornata o di una vita. Non tornare mai più come prima. Diminuirsi. Cercare surrogati impossibili.
License to leave for another place, with no question whatsoever, with the intention of returning but from another part, the same. Lookout transit from one floor to the next.
Facing the end. Of the day or of a life. Never come back like before. Shorten. Looking for impossible surrogates.
2016 / 2’ 23’’
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